DETTAGLIO NEWS
10-05-2015 - Arte & Cultura
Venezia: Spiritualità ed Arte come cibo per la mente e per l’anima. Anna Seccia al padiglione Tibet
Dedicato alle vittime del recente terremoto che ha devastato il Nepal, il Tibet, il Bangladesh e l'India.

Si rinnova l'appuntamento veneziano con Padiglione Tibet, ideato e curato
da Ruggero Maggi. La rassegna, con il patrocinio del Comune di Venezia,
parallela alla 56. Biennale di Venezia e quest'anno in concomitanza anche
con EXPO Milano 2015, verrà inaugurata il 9 maggio 2015 e proseguirà
fino al 2 agosto 2015 presso la suggestiva Chiesa di Santa Marta.

Tibet: una nazione che evoca da sempre un sentimento religioso,
mistico, di pace, una vitale “centralina” spirituale per tutti gli esseri
umani.

Padiglione Tibet, un’idea che nella propria semplicità racchiude una
forte carica emozionale, è un sogno che ha lasciato il segno
ponendosi l’obiettivo di far incontrare la sensibilità della cultura
contemporanea occidentale con quella tibetana.
 

Padiglione Tibet vuole evidenziare il connubio tra Arte Sacra Tibetana ed
Arte Contemporanea Occidentale e recentemente è stato invitato come
progetto speciale alla Biennale del Fin del Mundo, a cura di Massimo
Scaringella, in Argentina. Le numerose esperienze degli anni scorsi hanno
visto coinvolti importanti artisti contemporanei, che si sono espressi
attraverso le Khata, le tipiche sciarpe bianche che i monaci offrono in segno
di solidarietà e amicizia o si sono misurati con l'arte della composizione dei
Mandala dei monaci tibetani e le Ruote della preghiera che accompagnano
nella preghiera i buddisti tibetani.
Questa edizione (la terza a Venezia) è all'insegna dell'ombrello, proprio del
nostro fedele protettore dalla pioggia che suo malgrado è stato protagonista
della rivolta degli studenti di Hong Kong verso il governo centrale di Pechino.
L'ombrello emblema di protezione e di protesta – due lati della stessa
medaglia – è divenuto contenitore e supporto degli interventi artistici e di
video arte che hanno reso possibile una grande installazione corale con
opere dedicate al Tibet, alla sua spiritualità, ai suoi simboli ed alla sua
marcia verso la libertà.

La libertà è come un'opera d'arte… va creata, plasmata, modellata.
Gli artisti invitati hanno creato i loro interventi su una stessa base costituita
appunto dall'ombrello, dalla sua stoffa, dalla sua stessa struttura,
realizzando ombrellipoemi, ombrelliopere che, come un grande ed unico
ombrello cerimoniale, uno degli otto simboli di buon auspicio presenti nello
stupa (simbolo della natura della mente), secondo il grande veicolo
(Mahayana) della compassione e della saggezza illimitati, rappresenterà il
superamento di ogni sofferenza.
Purtroppo il governo cinese considera il Tibet una nazione di morti… morta
deve essere la sua lingua, morta deve essere la sua cultura, morta deve
essere la sua arte. I Tibetani devono essere annichiliti dalla violenza.
Padiglione Tibet è sempre stato e sempre sarà un progetto puramente
artistico, nato per dare dignità a questo popolo martoriato; ma non può
esimersi dal dimostrare, ancora una volta in modo fermo e deciso, il proprio
sdegno davanti al disinteresse di tutti verso questo grave problema.
Problema affrontato anche dalla mostra “Tibet… c'è poco da ridere”
un'idea che ho proposto anni fa a Dino Aloi, grande frequentatore di…
artistici Buduar (almanacco dell'arte leggera, mensile satirico online da lui
diretto) e dalla dirompente ironia che, coinvolgendo con cura ed intelligenza
artisti italiani e francesi, nella sua presentazione si chiede: Ma come è
possibile scherzare sul Tibet, la nazione che non c’è ma che dovrebbe
esserci in quanto esiste? E poi con tutto quello che succede? Già, perchè è
proprio tutto quello che succede di cui spesso non siamo informati, o
perlomeno malamente informati, che vorremmo portare alla luce con questa
esposizione, partendo, per l’appunto, dal disegno umoristico, dalla satira e
dalla caricatura, che sono elementi fondanti della democrazia […]

 

Padiglione Tibet come progetto artistico accomuna molteplici “anime”:
artistica, spirituale, culturale e durante il periodo espositivo altre due
iniziative ne accompagnano il percorso: la mostra fotografica di Giampietro
Mattolin “Amdo – il paese del XIV Dalai Lama” presentata da Piero Verni
che così la descrive: “Situata nella parte nord orientale del Paese delle Nevi,
la regione dell'Amdo è uno dei luoghi più affascinanti, superbi e significativi
dell'intero Tibet. Alcune delle principali figure religiose della civiltà tibetana
sono nate lungo questi sconfinati orizzonti: Lama Tzongkhapa il grande
riformatore del 14° secolo padre della scuola Gelug, il 10° Panchen Lama e
l'attuale XIV Dalai Lama, originario del villaggio di Takster.” e l'esposizione
costituita da un approfondimento grafico di Giuseppe Coco sulla figura di
Milarepa (1040 – 1123) il più famoso ed amato degli yogin tibetani ed uno
dei più grandi maestri spirituali di tutti i tempi. Scrive Chiara Gatti che
presenta la mostra Coco & Milarepa - I colori dello spirito: “In questa
occasione […] si propone un ciclo di opere concentrate su un tema più
intimo, caro al lato spirituale della sua personalità riservata. Si tratta delle
tavole dedicate alla figura di Milarepa, icona della scuola Kagyu del
Buddhismo tibetano. Una figura intensa e magica che Coco indagò, fra la
fine degli anni Ottanta e il Duemila, sperimentando colori lisergici e forme
potenti, specchio di una riflessione esistenziale segnata da grande energia
e, insieme, grande sofferenza.[…] Un viaggio catartico ed escatologico che
scuote la coscienza.”
Quest'anno il programma di Padiglione Tibet si arricchisce anche, il giorno
dell'inaugurazione sabato 9 maggio, della presenza di Ghese Lobsang
Tenkyong (nato nel Tibet orientale. Ha studiato nel monastero di Sera,
ottenendo il grado di Geshe Lharampa, il più alto titolo di studi conseguibile
all'interno della tradizione gelug-pa).

 

Artisti PADIGLIONE TIBET
Piergiorgio Baroldi, BAU, Carla Bertola - Alberto Vitacchio, Giorgio Biffi,
Rosaspina B. Canosburi, Silvia Capiluppi, Pino Chimenti, Marcello
Diotallevi, Giovanna Donnarumma - Gennaro Ippolito, Giglio Frigerio -
Fabrizio Martinelli, Ivana Geviti, Isa Gorini, Gruppo Il Gabbiano, Oronzo
Liuzzi - Rossana Bucci, Silvia Mariani - Christine Davis, Gianni Marussi -
Alessandra Finzi, Fernando Montà, Lorenza Morandotti - Francesco
Maglia snc, Clara Paci, Lucia Paese, Claudio Pantana, Marisa Pezzoli,
Benedetto Predazzi, Tiziana Priori - Simonetta Chierici, Roberto Scala -
Bruno Cassaglia, Anna Seccia, Lucia Spagnuolo, Roberto Testori, Micaela
Tornaghi.

Video arte
Francesca Lolli, Marco Rizzo.
Testi di
Giosuè Allegrini, Dino Aloi, Stefano Antichi, Elisabetta Bacci, Lara Caccia,
Claudio Cardelli, Mauro Carrera, Giulia Fresca, Chiara Gatti, Alexander
Larrarte, Ruggero Maggi, Cristina Romieri, Giuliana Schiavone, Claudio
Tecchio, Trini Castelli, Piero Verni, Roberto Vidali.
Artisti della mostra Tibet… c'è poco da ridere
Dino Aloi, Gianni Audisio, Pierre Ballouhey, Gianni Chiostri, Lido Chiostri,
Milko Dalla Battista, Marco De Angelis, Guido Giordano, Ruggero Maggi,
Claudio Mellana, Danilo Paparelli, Alessandro Prevosto, Robert Rousso,
Fabio Sironi, Carlo Squillante.