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23-05-2013 - Arte & Cultura
Maria Ignacia Piattini, in arte NACHA selezionata dal Museo Macia per la Mostra a Palazzo MERATI
Opening 8 giugno 2013 ore 18.30

Maria Ignacia Piattini, affettuosamente chiamata Nacha così come firma i suoi quadri,  è stata selezionata dal Museo Macia per la Mostra a Palazzo Merati a Venezia, nel contesto de La Biennale.  Fra le sue passioni possiamo annoverare   il  tango, che nei suoi dipinti viene spesso accostato alla passione. Tango  e passione non sono soltanto un accostamento, ma veri e propri sinonimi; il tango infatti è un ballo verticale di un desiderio orizzontale, un’espressione che ben si accosta alla pittura tanto che possiamo scrivere, citando le parole di Carlos Gravito, che un ballerino deve solo sentire la musica, che i suoi piedi sono come i pennelli di un pittore.

Nacha è nata a Cordoba (Argentina) il 22 Febbraio 1970. Dal 1993 vive e lavora a Mantova. Ha ereditato la passione per l’arte dal trisnonno materno Gonzaga Cony Luis, il famoso pittore portoghese giunto in Argentina nel 1848, fondatore dell’Accademia del disegno Università San Carlos e successivamente fondatore dell’Università di Cordoba. In Italia ha perfezionato i suoi studi artistici con il Professor Enrico Beccari. Citando le parole del noto critico d’arte Gregorio Rossi, si può dire che Nacha non ha scelto soltanto un corpo di opere particolarmente riuscite, ma ha dipinto un racconto dove vi sono l’archetipo e la nostalgia dei ricordi e della tradizione che solo l’artista, o il grande scrittore ci sanno trasmettere. Una pittrice capace di narrare e di costruire vicende coinvolgenti con uno straordinario ritmo narrativo; questo non dipende solo da una bravura formale, tanto è vero che all’osservatore rimane il sapore della favola, di luoghi fantastici, anche il desiderio di essere stati protagonisti di quelle situazioni dipinte.

La doppia nazionalità di Nacha ha sicuramente esercitato un’influenza positiva: l’Argentina è un luogo meraviglioso e favoloso, per certi aspetti tanto italiana quanto americana e latina, così come selvaggia. Indubbiamente Nacha deve qualcosa alla pittura iperrealista dalla quale però prende le distanze anche quando il soggetto è totalmente figurativo perché inteso a suggerire più che rappresentare situazioni. Dunque storie sospese tra la realtà e la fantasia tanto che viene da rimandare il momento di scoprire di cosa parla la storia perché si possa prolungare il piacere di guardare le macchie di colori, i contorni dalle linee decise. La forza di questa pittrice deriva dai contrasti che risultano dalla contrapposizione dei bianchi e dei neri, con un grafismo efficace e quasi mai sfumato, da un particolare taglio delle inquadrature e da una tavolozza per la quale i colori stessi sono disegno. Nelle immagini è presente il movimento quasi fosse il fotogramma di un film per cui la staticità della scena fermata in realtà presuppone il fotogramma seguente. Quello che ha visto l’artista è lo stesso mondo che vediamo anche noi, ciò che la rende fuori dal comune è la trasformazione dove convivono fianco a fianco personaggi che esistono solo nella sua mente, personaggi reali ed al tempo stesso ricordi impastati di storia.