DETTAGLIO NEWS
01-06-2013 - Arte & Cultura
La nuova visione geometrica di Gianni Rossi", mostra personale presso la Sala Carlo V del Castel Nuovo - Maschio Angioino di Napoli il 4 giugno ore 17.

Martedì 4 giugno alle ore 17, presso la Sala Carlo V del Castel Nuovo - Maschio Angioino di  Napoli, sarà inaugurata la mostra personale dell'artista angrese Gianni Rossi " La nuova visione geometrica di Gianni Rossi", patrocinata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, da cui prende il nome il libro-catalogo, impreziosito dagli interventi del critico d'arte Giorgio Di Genova, del professore di Estetica all'Accademia di Belle Arti di Napoli Dario Giugliano, del professore di Letteratura Italiana all'Università del Molise Luigi Montella e del sociologo-critico d'arte Maurizio Vitiello.

Il vernissage della mostra sarà inoltre arricchito dalla presentazione di “Finestrature di luce, colore e materie”, il libro-catalogo scritto dal critico d’arte Luigi Paolo Finizio.

Per Giorgio Di Genova, "Il lessico di Gianni Rossi appartiene al versante delle innovazioni personalizzate, come s’addice ad un artista che s’è formato a Napoli, la città di Renato Barisani, Lucio Del Pezzo, Mario Persico, tanto per fare alcuni esempi di libera e originale creatività. Infatti egli progetta le sue opere assemblando più tele bianche di differenti misure, per lo più rettangolari, con vari accostamenti che costituiscono di per sé costruzioni geometriche di base, su cui poi dipinge spesso usufruendo delle linee determinate dai bordi accostati. Con tale procedimento, Gianni Rossi ottiene geometrie cromatiche solcate da una sorta di rettilinee sinopie, che, quando non vengono obnubilate dal colore, entrano in rapporto dialettico con le morfologie ottenute con le stesure del colore. Ne nasce un connubio di ottica e di virtualità tattili, con cui l’artista napoletano ama talvolta creare scansioni ritmiche, tramite l’accostamento di 4 tele più piccole poste sopra ad una quadrata, com’è in Esperienza sensoriale dello spazio e Luci e colori materia e realtà, opere del 2000, nella prima delle quali la tattilità si concretizza con l’applicazione di lignei cerchietti e un brandello di carta colorata all’interno delle 4 telette.

Combinando astrattismo geometrico e materismo informale, Rossi non esita, sempre per meglio esprimere i due momenti del suo sentire (quello “loico” e quello istintuale), a spingersi alle soglie del neodadaismo con gli inserimenti di stoffe, strisce di pellicole Kodak, legni sagomati, carta colorata, carta vetro ed altro ancora, come se  il suo “costruttivismo” di base gli abbia fatto riaffiorare, con gli aggiustamenti dovuti al suo temperamento,  echi del Costruttivismo russo. Comunque va precisato che le sue soluzioni spesso si fanno unificanti, tanto che i rettilinei solchi dei bordi delle tele accorpate non di rado vengono riveduti e corretti dagli andamenti dei suoi motivi geometrici (si vedano, ad esempio, una delle più gaie e dinamiche sue opere, in virtù della grande svirgolata rossa in legno e carta colorata, cioè De…Costruzione dell’oggetto e della sua azione, 1998-99".

Dario Giugliano: "Questa serie di opere di Gianni Rossi...si richiamano a un oggetto e a un relativo concetto poco caro a Leibniz, quello di finestra e di conseguente visione esterna rispetto a o dell’esterno da parte di un soggetto agente (e, preliminarmente, conoscente): un soggetto di fronte a un oggetto, che potrà guardare e descrivere standogli di fronte. Le opere di Rossi, infatti, per quanto possano essere riconducibili a quel genere che viene riconosciuto sotto l’etichetta di astrattismo (più o meno geometrico, più o meno lirico, più o meno concreto… E chi più ne ha più ne metta), recano in esponente una loro condizione materica, che le contraddistingue in maniera, a mio avviso, essenziale. In particolare, Gianni Rossi in una recente breve nostra conversazione, ci ha tenuto a ricordarmi che, nel processo di produzione, egli è solito prendere spunto, per la creazione dell’opera, da elementi che si determinano a partire da operazioni preliminari come sono quelle, per esempio, di intelaiatura; come a dire che egli “sfrutta” quanto le occasioni del fare sottopongono alla sua attenzione, alla sua sensibilità di volta in volta. Sembrerebbe, quindi, proprio trattarsi di un esterno che si interiorizza: condizioni esterne al soggetto agente, che vengono da questi sottolineate, accentuate, tanto da farne gli elementi costitutivi dell’opera. Nell’ideologia artistica (che sempre una poetica è) di Gianni Rossi non c’è posto per monadi e tutto parte dal rapporto tra un interno e un esterno, che viene interiorizzato mediante rilievo, innesto e rielaborazione, secondo quel luogo comune filosofico (che ritorna pure in certa psicoanalisi) a partire dal quale l’artista sarebbe sempre una sorta di filtro della realtà che lo circonda, che egli saprà poi leggere, interpretare, sublimare. L’uso del condizionale, però, nella frase di apertura di questo paragrafo lascia immaginare che un’altra possibilità interpretativa può affacciarsi entro il nostro orizzonte ermeneutico. Vorrei rilevarla con una domanda, che potrà ben costituire pure la conclusione di questo mio intervento. E se considerassimo la finestra non come un elemento dell’opera ma come l’opera medesima, che, in quanto tale, finirebbe sempre per costituire un universo (conchiuso) monadico, non si tratterebbe, allora, di una possibilità di accesso all’esterno (che non c’è e non potrà mai esserci), quanto, invece, di una condizione di rifrazione tutta consumata e consumabile all’interno (di questo medesimo universo)?".

Per Luigi Montella, "Molte sono le definizioni coniate per l’arte di Gianni Rossi, nel tentativo di classificare, all’interno di canoni prestabiliti della storia dell’arte novecentesca, un modo di dipingere che si pone al di là dei solchi tracciati dagli antichi maestri: non c’è né ripresa né pedissequa imitazione nelle composizioni pittoriche del nostro artista, ma qualcosa di fortemente innovativo  che merita di essere ancora studiato e approfondito. I corretti riferimenti all’informale chiariscono solo in parte il percorso pittorico del nostro autore, così come il geometrismo di Rossi non trova sostanziali affinità con il geometrismo astratto dei decenni passati. Vive nell’arte di Gianni Rossi una manipolazione di idee, di formule e di tecniche che stanno segnando la storia dell’arte dei nostri giorni, spostando in avanti l’identità di una corrente ormai da analizzare non più nelle tematiche generali del pensiero fondatore, ma nelle specifiche e poliedriche individualità dei suoi adepti. Credo che per cogliere appieno le novità sottese ai quadri del nostro autore ci sia, pertanto, bisogno di seguire con attenzione il cammino artistico ancora in itinere, per capire verso quali forme evolverà. Qualcosa che si avvicini alla pittura del nostro artista è possibile notarla in alcune ultime guache o acqueforti dello statunitense Sol Lewitt: nell’essenzialità, nell’elementarità, nel rigore formale di linee oblique e verticali.  La tecnica pittorica di Rossi procede in maniera per lo più bidimensionale e la cosa che più la rende nuova e interessante è il fatto che le figure piane geometriche non nascono come elemento principe di un progetto iniziale, ma servono all’artista per delimitare il semplice passaggio da un colore all’altro, sono linee che seppur progettate si vanno formando in maniera quasi spontanea, perché servono a ritagliare spazi sulla tela per favorire le diverse combinazioni di colore. Il protagonista assoluto dei quadri di Rossi è, infatti, il colore: tutto il resto rimane al servizio dell’alchimia coloristica. I dipinti si presentano, pur nell’apparente uniformità cromatica, indeterminati, atipici: i singolari accostamenti di colori caldi e freddi generano inoltre una combinazione di innovative armonie. Esse sono il risultato di complesse e studiate procedure tecniche, di velature e trasparenze che lasciano intravedere le tinte sotterranee, a simbolo delle lacerazioni del tempo trascorso. Talvolta, nei segni che rompono ogni apparente monocromaticità, si snoda il racconto di quello che è stato il processo evolutivo della storia umana (graffiti)".

Per Maurizio Vitiello, "Gianni Rossi, gioca con titoli interessanti, talvolta intriganti, e puntualizza la sua linea pittorica, che ha avuto, serie dopo serie, enunciazioni chiare, senza inganno alcuno.

Il vocabolario segnico-coloristico di Gianni Rossi invita a pensare a un screening puramente giocato nello spazio dei contrappesi visivi e degli accordi cromatici e delle sintesi geometriche e compositive. Ma sotto c’è una mappatura metaforica e una geografia di combinazioni, puro traslato di immaginazioni fabulistiche, in parte, e di assensi strutturali, per l’altra buona metà; insomma, solo una lettura attenta, profonda, riesce a cogliere quanto di vigilato è sui piani partecipi della sua pittura.

Più volte, nel tempo, abbiamo scritto su e per Gianni Rossi - e sempre abbiamo posto l'accento sulla predominanza di una voluta strutturazione geometrica di base nell'approccio con la tela e con altri supporti. Ma abbiamo anche informato i lettori che nell'esercizio pittorico di Gianni Rossi s'espande, sulle raffinate trame e sui dinamici orditi astratto-geometrici, un pregevole dettato segnico, supportato da una tensione poetica, che pone nel gioco compositivo allusioni di racconti, sottilmente e variegatamente affabulanti.

Le tele si inseriscono nel filone dell'astrattismo contemporaneo in cui a prevalere sono linee segmentate e colori volutamente accesi, brillanti e squillanti, attraverso l'uso di acrilici, collage, impasti di polvere di marmo e di carta. Semplicemente, Gianni Rossi percorre le strade dell’astrattismo lirico, in cui eleganze curvilinee, fraseggi pittorici, rimandi materici sottolineano campiture gravide di umori e di verità mentre segni, segnacoli e segnali intercettano effetti ludici e sorreggono i tagli più squisitamente geometrici in chiave astratta. Sa bene Gianni Rossi come portare avanti la sua garbata descrizione astratto-lirico-geometrica all’interno delle ricerche delle onde astratto-informali. Ovviamente, è riuscito a determinare e a definire una sua “cifra” di riconoscibilità, il che non è poco, anzi è quel molto che lo potrà sempre contraddistinguere pienamente".

 

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 26 giugno 2013 (dal lunedì al sabato, dalle ore 9 alle 19 - info tel. 0817957721 - 0817957713).

 

Biografia essenziale dell'artista

Gianni Rossi nasce il 22 marzo 1944 ad Angri (Sa), dove vive e lavora. Diplomato in Decorazione Pittorica all'Istituto Statale d'Arte, consegue successivamente il Magistero di Belle Arti di Napoli. Espone dal 1968. Esponente dell'arte astratto-geometrica del Sud, ha tenuto mostre personali in Italia e all'estero, ed è presente in numerose collezioni pubbliche e private. Prevalentemente attivo in pittura, ma autore altresì di pregevoli libri d'arte con monotipi, incisioni, serigrafie e di installazioni, l'artista ha svolto fino al 1995 anche una notevole attività di operatore culturale. E' presente in dizionari e compendi storici dell'arte italiana del secondo dopoguerra.